26 Mar 2019

La storia di una levatrice. La vita di Martha Ballard dal suo diario (1785-1812)

Martha Moore, sposata Ballard, nasce nel 1735, fa la levatrice e a cinquant’anni comincia a registare ordinatamente e con costanza gli avvenimenti che coinvolgono la piccola comunità di pionieri stanziata sul fiume Kennebec, nel Maine; ci lascia così un diario. Laurel Thatcher Ulrich dice che è un piccolo miracolo che Martha abbia tenuto un diario e “che le sue discendenti l’abbiano conservato, è un altro miracolo”, anche se diversi storici e storiche l’hanno avuto tra le mani senza valutarne l’importanza.
La studiosa fa una panoramica di coloro che dal 1870 hanno visto in questi appunti solo ripetizioni di atti quotidiani, sbrigativamente accantonati, fino ad una storia femminista dell’ostetricia degli anni ’70 del Novecento in cui si ribadisce che questo diario “ridonda di banalità sui lavori domestici e i passatempi”: le banalità sono il funzionamento di un’economia a gestione femminile.
I dieci capitoli, che compongono il volume, affrontano aspetti diversi della vita di Martha Ballard dalle sue conoscenze mediche, alla produzione di tessuti, alle consuetudini matrimoniali, alle questioni religiose, ai rapporti di vicinato. Ampi stralci del diario precedono le pagine esplicative, che permettono di inquadrare e contestualizzare i fatti e le condizioni descritte.
Numerose sono le mappe disegnate da Ephraim Ballard, che consentono di seguire gli spostamenti continui della levatrice e in appendice sono riportati tutti gli ingredienti medicinali citati nel diario.
Nella massa di notazioni, elenchi di attività, di nascite e incontri, riscontri di debiti o crediti, che riempiono le pagine, la storica riesce a ricostruire e ad offrirci in modo vivace e vibrante, la vita di Martha e di quel mondo fitto di relazioni e di scambi che, dal suo osservatorio privilegiato di levatrice poteva cogliere.
Nel diario di Martha “si intrecciano alcune delle più significative questioni della storia sociale dei primi anni della Repubblica, ma esse offrono più del semplice riflesso di un’epoca, perchè riportano alla luce una sottostruttura fin qui ignorata, trasformando così il significato di tutte le testimonianze su cui si è andata scrivendo la storia di quegli anni”.