3 Gen 2017

Lavoro, famiglia e benefici: ecco l’Italia dei congedi parentali e degli assegni di sostegno

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Un quadro preciso di chi, nel 2015, ha potuto contare su assegni di sostegno familiare o di giorni lontano dal lavoro per assistere una persona cara o per festeggiare una nascita. Si tratta di benefici economici che vengono concessi a diverse categorie lavorative. Ma ogni settore ha le sue peculiarità . Ecco la statistica dell’Inps. IL REPORT

16 DIC – Assegni familiari, permessi parentali, maternità, ma anche congedo di paternità. Sono tutti benefici che lo Stato offre ai lavoratori italiani per permettere di trascorre del tempo con i propri cari, per situazioni di malattia o per godere della presenza di un nuovo arrivato. E’stato il coordinamento generale statistico dell’Inps a passare al setaccio tutti gli aiuti di cui hanno usufruito, nel 2015, le più svariate categorie lavorative. La fotografia è totalmente eterogenea, la situazione cambia a seconda dei lavori svolti, del sesso e, soprattutto delle zone geografiche.

Donne con un figlio a carico. E’ questo l’identikit dei lavoratori dipendenti del settore privato che, nel 2015, hanno ricevuto almeno un assegno di sostegno familiare. Il numero totale è rimasto pressoché invariato rispetto al 2014: l’aumento è stato dello 0, 1%, con un importo medio annuo di 1.092 euro. Ma se si allarga l’orizzonte di osservazione, nell’arco dei cinque anni precedenti, si può notare che i beneficiari di sesso femminile sono aumentati di circa 12 punti percentuali, mentre gli uomini sono diminuiti del 7,3%.

Questo studio ha permesso anche di evidenziare come le famiglie siano sempre meno numerose: il 39,8% del totale è rappresentato da nuclei composti da tre persone, a 30 punti percentuali ci sono quelli composti da genitori con due figli, le famiglie formate da cinque componenti occupano una fetta del 6,9%. Il Nord resta il luogo di Italia che offre maggiori possibilità lavorative, infatti, la metà di chi ha percepito l’assegno ha lavorato nelle regioni settentrionali. Ma se al sud, l’aiuto è arrivato soltanto per il 22,8% del totale, è proprio qui che l’importo medio annuo è stato più elevato: 1.218 euro .
Situazione completamente diversa, invece, per coloro che lavoravano nel settore privato, ma che ora sono pensionati. In cinque anni i beneficiari sono calati del 21%, con un importo medio annuo di 570 euro. Meno numerose le quote rosa al 36,3%, contro il 63,7% dei maschi. Ma se le donne sono di meno, almeno percepiscono più soldi: la loro media annua è di 708 euro, 216 in più degli uomini. La maggior parte di questi ha diritto a pensione di vecchiaia ( il 56%,),seguiti da superstiti e invalidi.

I numeri si ribaltano completamente per i dipendenti agricoli. Qui in testa alla classifica c’è il sud con il 49% degli assegni erogati. Torna il testa il nord, invece, nella graduatoria dei lavoratori domestici che, con un importo medio annuo di 1.100 euro, sono concentrati per il 42% delle zone settentrionali. Calo drastico, di 25 punti percentuali in 5 anni, per i pensionati delle gestioni dei lavoratori autonomi. Per loro il sostegno è in media 10 euro al mese.

Non sorprende, considerando la diminuzione delle nascite che, in 12 mesi, siano diminuite le richieste di maternità: 4,9% in meno dal 2015 al 2014. Aumento di 5 punti, invece, per le richieste di congedo parentale. Sono aumentati soprattutto i padri che hanno chiesto dei giorni lontano dal lavoro da poter trascorrere accanto ai loro figli, 40% in cinque anni. Poco richiesto, forse per disinformazione, il congedo obbligatorio e facoltativo di paternità introdotto dalla legge Fornero. Aumentati i permessi per la legge 104, concessi ai lavoratori dipendenti che prestando assistenza a familiari con disabilità grave.