15 Lug 2015

Lettura per l’estate: Donna Mimma di Pirandello

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Donna Mimma è la novella che dà il titolo alla nona raccolta delle “Novelle per un anno” di Luigi Pirandello. Questa raccolta riunisce anche, tra le altre, le novelle L’abito nuovo, Una cavallo nella luna, Paura d’esser felice e Visitare gl’infermi. Torniamo però ora alla novella “Donna Mimma” che sarà la protagonista di questa nostra recensione. Personaggio principale di questa novella è, appunto, Donna Mimma. Donna Mimma è una levatrice, una donna che, nei suoi molti anni di onorata carriera ha fatto nascere o, come lei ama raccontare ai più piccini, è andata a comperare in quel di Palermo, tanti degli abitanti, sia uomini che donne, del villaggio. Tutto fila liscio come l’olio fino a che, un brutto giorno, brutto soprattutto per Donna Mimma, giunge nel villaggio, un villaggio situato su un’isola al largo delle coste siciliane, giunge una giovane. Costei è un’ostetrica “diplomata presso la Regia Università di Torino“. La nuova venuta gira per il villaggio portando con sé la propria scienza, il proprio sapere, la propria giovinezza e il proprio cappellino piumato da cittadina. La giovane irride le favolette che Donna Mimma racconta ai piccoli del villaggio e pare del tutto restia ad integrarsi con gli abitanti del suo nuovo villaggio. La giovane ostetrica, forse per un impeto di dispetto causato dal fatto che tutte o quasi le partorienti del villaggio continuano a servirsi dei servigi di Donna Mimma ignorando lei e tutta la sua scienza fa sapere a chi di dovere che per poter svolgere quel delicato compito non basta più la semplice praticata maturata, come nel caso di Donna Mimma, in anni e anni di rispettata e onorata carriera, ma necessita, appunto, un titolo di studio come quello che può vantare lei. Ed è così che Donna Mimma si trova costretta, a cinquanta e più anni, a tornare a scuola. Deve recarsi a Palermo all’Università e frequentare il corso per conseguire il diploma di ostetrica. All’inizio, com’è facile prevedere, per Donna Mimma le cose si dimostrano difficilissime ma, grazie alla costanza ed all’impegno, anche lei riuscirà, dopo due anni, a tornare sull’isola col suo bel diploma e il suo cappello da cittadina. Tornata a casa la povera Donna Mimma scopre però che la giovane ostetrica ha abbandonato le pose dei primi tempi. Non solo non irride più le favolette che lei raccontava ai più piccoli ma ha preso a raccontarle a sua volta passando, lei così giovane e carina, per una fata che gira in carrozza e non, come ai suoi tempi Donna Mimma, per la Befana. La giovane ostetrica ha anche abbandonato il cappellino da cittadina per un più consono fazzoletto celeste. Il ritorno di Donna Mimma è drammatico anche per un altro motivo. L’acquisizione degli occhiali della scienza l’ha privata della vista che le veniva dalla pratica. Dimostrazione ultima e finale di questo fatto si ha quando Donna Mimma rischia di far morire una partoriente perchè s’impiccia con le conoscenze scientifiche. Il disastro viene evitato grazie all’intervento del medico e della giovane ostetrica ma questo sarà il colpo di grazia per la povera Donna Mimma che finirà sola, reietta e alcolizzata.